Esodo

Esodo è la storia del nostro cammino, la letteratura del nostro tentativo di farci strada. È il
nostro viaggio attraverso i mezzi che abbiamo a disposizione. Quelli che la risacca del mare
ci ha lasciato a riva. Esodo è lo stupore di immaginare l’inimmaginabile: un deus ex
machina, un amplificatore di luci e di suoni che si nasconde là dove noi non possiamo
nasconderci.
Ci interroghiamo sulla nostra umana predisposizione alla schiavitù. Schiavi dell’io, schiavi
di io, d’io.
Ecco che le nostre macchinazioni teatrali si fanno metafora precisa delle macchinazioni di
potere. Citando James Joyce, Marguerite Yourcenar e William Kentridge con i suoi giochi
di ombre, cerchiamo di attraversare una terra che non troviamo mai.

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